A tu per tu con…Giulia
A tu per tu con…Giulia

A tu per tu con…Giulia

A tu per tu con... Giulia

Il sogno di indossare la maglia nazionale, la passione per le cronometro e un luogo speciale dove allenarsi e sentirsi in pace con il mondo.

Giulia De Cassan ci racconta come ha iniziato a correre, tra le sue prime pedalate e la salita che ama percorrere durante gli allenamenti, fino al sogno di entrare in nazionale ed portare la maglia azzurra in corsa. 

 

Quando è cominciato il tuo rapporto con la bicicletta? Nel luglio del 2016. Mio fratello maggiore Davide era esordiente secondo anno e aveva appena vinto una gara a Feltre. Era la prima volta che vedevo il ciclismo dal vivo ed è stato incredibilmente emozionante. Il fatto di vederlo così felice dopo aver tagliato il traguardo mi ha fatto desiderare di  provare anche io una gioia così, un giorno. Solo una settimana dopo, ho iniziato anch’io a correre nella categoria G6 con la Bruno Gaiga Campi di Verona ed è cominciato tutto. 

 

Come descriveresti  il ciclismo?Faticoso, impegnativo, emozionante.

 

Qual è il più bel momento che hai vissuto fino ad ora in bici? E’ stato al Campionato Italiano di inseguimento a squadre. Anche se è durato meno di una giornata, ne è valsa la pena. Ero allieva secondo anno ed ero nel quartetto veneto con Caterina Cornale, Aurora Cappelletti e Alice Petrucci. 

Nelle qualifiche ci siamo piazzate con il primo tempo, è stata una sensazione incredibile e in quel momento, per un istante ho sperato, sognato di poter indossare la maglia tricolore. Poi però le mie aspettative sono svanite in finale, però nel momento in cui ho creduto di potercela fare ero felicissima, ho provato una sensazione indimenticabile.

 

La gara più emozionante che hai corso? Al di là del risultato, è stata la cronometro di Romanengo. Mi piace correre contro il tempo perché è una sfida con se stessi, con la capacità di resistere al dolore. 

 

C’è stato un momento in cui ti sei sentita così scoraggiata da voler smettere? Sì, in realtà molti. Ma erano tutte idee figlie dell’impulso, pensieri dopo una gara andata male quindi in realtà per me non hanno mai avuto molto valore. Spesso quando ci si impegna e i risultati non arrivano, ti viene da chiederti: “Sì ma chi me lo fa fare?“. Poi due giorni dopo si torna in bici e si sta bene, oppure non si corre una domenica e si è tristi perché manca l’adrenalina della gara quindi si capisce che sì, il nostro è uno sport duro ma nel momento in cui ti manca, vuol dire che ci tieni ancora.  

 

E qual è il tuo più grande sogno? Indossare la maglia della nazionale.

 

Dove ti piace allenarti? Dalle parti di casa mia, in particolare amo pedalare tra le zone di Lumini e Prada che si trovano vicino a San Zeno di Montagna. Mi piace perché per arrivare là ci vogliono almeno venticinque minuti di salita e poi ti ritrovi a godere di una vista a dir poco fantastica. Il clima è fresco ed è bello vedere tutt’attorno la natura con gli animali al pascolo. E’ un posto che mi trasmette pace, anche durante i giorni no. Quando arrivo là, io sono felice. 

 

Come ti trovi in squadra? Il team 1971 è giovane ma non manca davvero nulla a livello organizzativo e mi trovo davvero bene. In più siamo un bel gruppo, con le compagne ho legato bene quindi non esistono diatribe, ci sosteniamo a vicenda. 

Rispetto alle stagioni precedenti per me è cambiata la sintonia di squadra, ci cerchiamo durante la gara e tentiamo di essere compatte, collaborando tra noi. 

 

Cosa ti aspetti dal resto della stagione? Spero in un miglioramento, al momento ho qualche difficoltà ma il supporto che abbiamo alla spalle è ottimo quindi mi affido a Matteo e continuo a lavorare sodo per dare il massimo. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.